Giuseppe Bergomi affida a La Gazzetta dello Sport il ricordo di Franco Baresi, tra derby, Nazionale e l’ultimo incontro vissuto insieme a San Siro.
Giuseppe Bergomi ha voluto ricordare Franco Baresi attraverso una lettera pubblicata sulla Gazzetta dello Sport. L’ex capitano dell’Inter ha condiviso con la storica bandiera rossonera una lunga parte della propria carriera, tra la rivalità dei derby di Milano e le esperienze vissute insieme con la maglia della Nazionale.
Il ricordo dello Zio parte dall’ultima occasione in cui i due sono stati insieme in pubblico: la cerimonia inaugurale di Milano-Cortina 2026 a San Siro, dove hanno partecipato come tedofori. Un momento che, per Bergomi, rappresenta uno dei ricordi più preziosi vissuti insieme a Baresi: “Quell’immagine è diventata storia, rimarrà per sempre tra le più belle delle nostre vite”.
“Non è mai stato un tipo di tante parole – racconta Bergomi di Baresi -, però lo vedevo emozionato. A un certo punto ci dissero che dovevano metterci l’auricolare, ma lui voleva che lo guidassi solo io: eravamo agganciati tutti e due, vicini in un momento bellissimo”.
Baresi aveva inoltre chiesto di poter conservare la torcia utilizzata durante la cerimonia. Bergomi riuscì a consegnargliela qualche mese dopo: “Gliel’ho consegnata a fine giugno, in un bar vicino a casa, un covo di interisti in cui si sentiva a casa. Purtroppo, è stata l’ultima volta in cui ci siamo visti”.
Dai derby alla Nazionale: una vita di sfide condivise

Bergomi ripercorre anche alcuni episodi meno conosciuti degli inizi della loro storia: “Pensate che è stato lui, il più grande dei Baresi, a farmi il primo nodo alla cravatta della vita perché da solo non ero capace”.
Poi il campo e il primo derby: “Nel mio primo derby, 6 settembre 1981, 2-2 in Coppa Italia, segnai pure e c’era Franco dall’altro lato. Nelle battaglie sul campo, però, siamo stati sempre lontanissimi: potevamo concederci giusto una stretta di mano e un abbraccio all’inizio, soprattutto quando eravamo capitani, poi non ci si incrociava più, ognuno a difendere la propria area”.
Tra i ricordi più significativi c’è anche la partita d’addio di Baresi, alla quale il difensore nerazzurro fu invitato direttamente dal capitano rossonero: “Non dimenticherò mai, però, la sua partita di addio. Mi chiamò personalmente e mi disse: «Tu vieni!». Gli risposi scherzando: «Mi farai prendere tanti di quei fischi...». E lui: «Fregatene…»”.
Il legame tra i due si è consolidato soprattutto in Nazionale. Bergomi ricorda la vittoria del Mondiale del 1982 e le successive esperienze condivise: “Nell’82 siamo diventati campioni del mondo insieme. Ci siamo sostenuti a vicenda durante il torneo: eravamo i più giovani del gruppo, stavamo sempre insieme. Insieme abbiamo giocato l’Europeo ’88 e il Mondiale ’90: la fascia al braccio l’avevo io, ma giocando accanto a lui mi sentivo protetto”.
Infine, Bergomi traccia un parallelo tra i loro caratteri e i soprannomi che li hanno accompagnati durante la carriera: “Oggi penso che siamo sempre stati molto simili: entrambi discreti, educati, figli di un’altra epoca, legati da stima sincera. Mi piace una definizione: capitani senza retorica. E poi, pensate ai nostri soprannomi: lui, “Piscinin”, bambino per sempre; io, “Zio”, un ragazzo che sembrava già adulto. Insieme, due compagni di viaggio, con un pallone tra i piedi e una torcia tra le mani”.