L’attaccante del Milan Santiago Gimenez negli scorsi giorni ha rilasciato un’intervista in Messico. Il centravanti ha raccontato la sua esperienza in rossonero.
Santiago Gimenez, tornato titolare contro l’Atalanta dopo oltre 5 mesi, potrebbe essere confermato da Allegri come riferimento offensivo del Milan nella fondamentale sfida di Genova. Il centravanti ex Feyenoord, tra i protagonisti più attesi in Messico per i Mondiali di giugno, è tornato a parlare nei scorsi giorni ai microfoni di Rècord México. Il centravanti messicano ha raccontato le difficoltà avute fin qui in Italia, e la sua voglia di stupire in vista dei prossimi mondiali di casa.
Milan, le parole di Gimenez
Come è essere l’attaccante del Milan.
“No, è un peso gigantesco. Anzi, quando ero bambino è capitato anche a me di vedere Pirlo, Kaká, Maldini, Nesta, Dida… voglio dire, non è che il Milan sia andato bene solo per due o tre anni, ma tutta la storia del Milan è stata fantastica“.
Abitudine.
“Vederti lì e indossare questa maglia, è come se non riuscissi a realizzarlo. Nemmeno adesso che è già un anno che sono qui, è come se non avessi ancora realizzato il fatto di poter dire ‘sto indossando uno stemma del genere’, no? Sto indossando il numero sette che ha avuto Shevchenko, che ha avuto Pato, è qualcosa che pesa molto, ma è una bellissima sfida”.
Esperienza in Italia.
“Quindi adesso il prossimo passo è consolidarsi anche qui, perché è un club per cui facevo il tifo fin da bambino, e guardavo sempre queste partite incredibili tra Milan e Inter che, secondo me, alla mia età erano un po’ come il Real-Barcellona di oggi, no? Erano le squadre più forti e quei derby mi piacevano tantissimo. Quindi, niente, c’è una bella sfida davanti e bisogna sognare.”
Serie A.

“Sì, beh, io mi conosco perfettamente. So quali sono i miei punti di forza e i miei punti deboli, e credo che questo faccia anche parte del motivo per cui sono qui, no? So di essere un attaccante a cui piace fare movimenti in diagonale, a cui piace attaccare lo spazio, mi piace lo spazio aperto, lo spazio profondo, trovarmi faccia a faccia con il difensore, non di spalle… così non mi sento altrettanto a mio agio”.