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Milan, l’affetto dell’ex Calabria: “L’addio una ferita aperta, ma seguo sempre la squadra. Richiamerei di corsa Maldini. Leao vale Vinicius””

Milan, l’affetto dell’ex Calabria: “L’addio una ferita aperta, ma seguo sempre la squadra. Richiamerei di corsa Maldini. Leao vale Vinicius””

L’ex giocatore e capitano del Milan Davide Calabria, ora al Panathinaikos, è stato protagonista dell’ultima puntata del Podcast Sky Calcio Unplugged.

Davide Calabria non dimentica il suo passato. L’ex terzino del Milan, cresciuto nel vivaio rossonero ha esaudito il sogno di ogni bambino: esordire con la propria squadra del cuore, fino a diventarne capitano e a vincere uno Scudetto. Seppur la sua storia al Milan non sia finita nel migliore dei modi, il classe 1996 ha sempre ricordato con affetto il tempo passato nel club.

Ora Calabria gioca in Grecia, ma trova sempre del tempo per seguire la propria squadra del cuore. L’ex Milan, protagonista dell’ultima puntata del Podcast Sky Calcio Unplugged, ha commentato l’annata dei rossoneri, e quale potrebbe essere il futuro della squadra con Allegri.

Milan, le parole di Calabria

L’inizio nel vivaio.

“Io ho fatto due provini al Milan. Al primo avevo 5-6 anni ed ero talmente giovane che i miei hanno deciso di non farmi muovere. A 10 anni poi ho deciso di andare a Milano. Era difficile poi perché io giocavo poco perché già a quei tempi si guardava il fisico e c’era gente il doppio di me.  Io ho avuto la fortuna di essere tatticamente e tecnicamente superiore.

A sedici anni con Pippo Inzaghi sono stato spostato sulla fascia. Per me quello mi ha dato tanto perché credo che i giovani debbano giocare un po’ ovunque. La mia polivalenza in campo è stata una fortuna: sono partito mediano, poi mezz’ala, poi terzino sinistro e alla fine terzino destro. Anche con Pioli o Gattuso quando c’è stata la necessità ho giocato a centrocampo. Questo tipo di cambio ti dà tantissimo”.

Esordio in prima squadra.

È stato con Sinisa. Ai tempi a Milanello accanto c’erano spogliatoi della Primavera e quello della prima squadra. Io ero aggregato quindi si stava nello spogliatoio della primavera. Dopo la chiacchierata che ti dicevo con Sinisa sono stato spostato… (ridendo). Avevo il mio posticino accanto a Donnarumma perché lui era l’ultimo aggregato. All’inizio dovevo andare in prestito ma Mihajlovic mi disse che non potevo andare via. Dopo una partita a Milanello mi ha detto: ‘So che pensi di dover andare via ma tu sei il terzino di questa squadra. Sarai la riserva ma avrai il tuo spazio”.

Smantellamento del ciclo Pioli.

“Me lo sono sempre chiesto ma la risposta è difficile da dare. Per me c’era tutto: c’era una base solida, un gruppo unito con un mister che veniva seguito dal suo gruppo. Così drasticamente nessuno se lo aspettava. Sono scelte che non spettano a noi, che abbiamo dovuto accettare. È un peccato perché secondo me si era creata un’alchimia che fai fatica a trovare. Se tu guardi cosa c’era in quel periodo a San Siro… c’era un’energia che sapevi ti facesse partire 1-0. Per me la cosa importante nel calcio è avere continuità ma in Italia si fa fatica. È una scelta che non ho condiviso e mi auguro che si possa creare la stessa energia nei prossimi anni”.

Addio al Milan.

” Non ho mai parlato prima perché è stata una ferita e un dispiacere. Andare via da Milano in quel modo mi è rimasto e mi rimarrà dentro. Non volevo salutare così. Probabilmente nessuno se lo aspettava, nemmeno io. Diciamo che ho accettato quello che è successo. Non condivido e non condividevo quello che è accaduto in quei mesi. Però è anche una cosa mia: se ci sono cose giuste e che non mi vanno bene il mio ruolo è farlo notare.

 Ci sono state delle incomprensioni in quel periodo, è stata una stagione complicata e io non giocavo molto. Il Milan non stava andando bene in campionato ed è stata una stagione molto deludente dopo anni in cui i risultati sono sempre arrivati. Avrei voluto salutare molto meglio San Siro e finire la stagione con i miei compagni.  Avevo capito che non ci sarebbe stato un futuro, ero anche chiuso dalle scelte dell’allenatore anche per quell’episodio. È stato difficile ma sono stato fortunato a finire in un ambiente come Bologna”.

Finale di Coppa Italia.

“Italiano non voleva farmi giocare, ma da professionista non ero d’accordo. Forse l’ho presa anche un po’ troppo sul personale perché non ho reagito bene. Io volevo giocare e far vedere al Milan che avevano fatto un errore. Lui invece voleva proteggermi dagli attacchi. Sono sincero però dopo 10 anni di Milan so di avere una corazza. Io volevo giocare contro Rafa e scherzavo con Theo dicendogli: ‘ti faccio il culo’. In finale di Coppa Italia è stato un po’ amore e odio.

Avevo capito che non avrei giocato titolare ma mi era stato detto che avrei giocato dopo. Io volevo vincere la Coppa Italia. Dentro di me però c’era un po’ l’amaro che mi faceva pensare che se fossi stato di là magari l’avremo vinta di là. Ho pensato prima a consolare i miei ex compagni che a festeggiare. Sapevo però che quell’anno lì era giusto vincesse il Bologna”. 

Lavoro di Allegri.

“Tutti sono contentissimi del mister e sperano possa rimanere. Io Allegri l’ho visto vincere e mi ricordo ancora il suo scudetto di quindici anni fa. Per me è un gestore e un allenatore incredibile. Serve però tutto il contesto. Io sarei stato super curioso di lavorare con lui. Deve essere super simpatico e sono tutti contentissimi”.

Leao.

“Per me potenzialmente è un giocatore ai livelli di Mbappe e Vinicius. Non ha nulla di invidiare a loro. Rafa ha bisogno di un ambiente a lui favorevole e in cui si senta ben voluto. Mi dispiace per il periodo attuale e le problematiche che ci sono con i tifosi. Per me lui questa cosa un po’ la patisce. Secondo me ha fatto vedere il meglio nelle scorse stagioni quando c’era un ambiente e un gioco diverso”.

Figura di Maldini.

“Maldini manca a qualsiasi squadra del calcio mondiale. Se io fossi un presidente vorrei lui al mio fianco, sia come figura di blasone ma anche calcisticamente. È stato il difensore più forte della storia ma è stato anche un esempio umano per chiunque, non solo per chi ha seguito il calcio. Preferisco sempre avere Maldini nella mia società che non averlo. Ci sono determinate persone, sia ex calciatori o allenatori, che hanno qualcosa in più di una persona normale. Avere Paolo come riferimento è un qualcosa di più unico che raro”.

 

Giornalista sportivo appassionato di calcio.

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