Alla scoperta di Markus Krösche, dimesso dall’Eintracht e grande favorito ad entrare nella dirigenza del Milan. Vediamo gli affari migliori chiusi dal dirigente.
Markus Krösche è il candidato principale del Milan per il ruolo di Head of Football e l’intesa definitiva con il club rossonero sembra ormai vicina. Dopo le difficoltà incontrate nella scorsa estate, quando la resistenza dell’Eintracht Francoforte aveva frenato la trattativa, lo scenario è cambiato. Gerry Cardinale vuole accelerare per inserire una nuova figura di riferimento nell’area sportiva e il dirigente tedesco rappresenta la pista più concreta, anche dopo la fine del suo rapporto con la società di Bundesliga.
A convincere il Milan non è soltanto il percorso dirigenziale di Krösche, ma soprattutto la capacità dimostrata negli anni di individuare giocatori di prospettiva, accompagnarne la crescita e generare importanti ricavi attraverso le cessioni. Un modello di lavoro che potrebbe rivelarsi centrale nelle strategie rossonere dei prossimi anni.
Milan, ripercorriamo la carriera di Krösche
Prima di affermarsi dietro la scrivania, Krösche è stato un centrocampista. Cresciuto nel settore giovanile del Werder Brema, ha legato gran parte della propria carriera da calciatore al Paderborn, diventando una figura importante per il club.
Il passaggio alla panchina è arrivato nell’anno del ritiro, quando ha assunto la guida della seconda squadra del Paderborn. Successivamente ha seguito Roger Schmidt, suo ex compagno e allenatore, al Bayer Leverkusen. L’esperienza si è però conclusa nel marzo 2017, con l’esonero dalla società tedesca.
Krösche è quindi tornato al Paderborn, questa volta come direttore sportivo, iniziando la fase più significativa della propria carriera dirigenziale. Il lavoro svolto ha contribuito alla risalita del club dalla terza serie fino alla Bundesliga, attirando l’attenzione dell’RB Lipsia, che nel 2019 lo ha scelto per sostituire Ralf Rangnick.
Anche in Sassonia il dirigente ha contribuito alla crescita del progetto sportivo, culminato con la semifinale di Champions League nel 2021. Nello stesso anno ha lasciato l’incarico con un anno di anticipo rispetto alla scadenza del contratto, aprendo la strada alla successiva avventura.
Eintracht Francoforte, il salto di qualità tra trofei e plusvalenze
L’approdo all’Eintracht Francoforte ha rappresentato un’altra tappa fondamentale. In quattro anni Krösche ha contribuito a costruire una squadra capace di vincere l’Europa League nel 2022 e di raggiungere il terzo posto in campionato nel 2025.
Parallelamente ai risultati sportivi, il dirigente si è distinto per le operazioni di mercato, portando a Francoforte giocatori poi ceduti a cifre considerevoli. Tra i casi più significativi figurano Randal Kolo Muani e Omar Marmoush, arrivati a parametro zero e successivamente venduti, rispettivamente, al Paris Saint-Germain per circa 95 milioni di euro e al Manchester City per circa 75 milioni.
Un’altra operazione rilevante riguarda Hugo Ekitike. In questo caso l’investimento iniziale è stato più consistente: l’attaccante è arrivato dal PSG per oltre 30 milioni di euro ed è stato poi ceduto al Liverpool per circa 95 milioni.
Importante anche il percorso di Willian Pacho, individuato all’Anversa e acquistato per circa 13 milioni di euro, prima del trasferimento al Paris Saint-Germain per una cifra vicina ai 40 milioni. Operazioni che testimoniano la capacità di Krösche di individuare profili in crescita e inserirli in un progetto capace di accrescerne il valore.

Da Nkunku a Szoboszlai: gli affari costruiti al Lipsia
Le operazioni di mercato più significative del dirigente non si limitano all’esperienza di Francoforte. Durante il periodo all’RB Lipsia, Krösche ha contribuito alla costruzione di una rosa ricca di talenti destinati a raggiungere valutazioni molto elevate.
Anche una vecchia conoscenza rossonera, come ChristopherNkunku è uno degli esempi più emblematici: acquistato per circa 20 milioni di euro, è stato successivamente ceduto al Chelsea per una cifra vicina ai 60 milioni. Anche Dani Olmo ha rappresentato un investimento importante, arrivato per circa 35 milioni e cresciuto fino a raggiungere una valutazione superiore ai 60 milioni.
Percorso simile per Dominik Szoboszlai, acquistato per circa 36 milioni e poi valorizzato fino a una cifra intorno ai 72 milioni. Profili differenti, accomunati dalla capacità di incidere sul campo e di diventare asset rilevanti per il bilancio della società.