Stefano Cocirio, Chief Financial Officer del Milan è intervenuto al “Merger & Acquisition Summit 2026” organizzato da Il Sole 24 Ore.
Stefano Cocirio, Chief Financial Officer del Milan, ha presenziato al posto dell’AD rossonero Giorgio Furlani all’evento “Merger & Acquisition Summit 2026″ organizzato da Il Sole 24 Ore e incentrato sul calcio italiano. Di seguito le parole di Cocirio, in tema di finanza, ma anche sullo Stadio.
Milan, le parole di Cocirio
Milan può essere economicamente virtuoso ma anche sportivamente virtuoso?
“Vorrei fare una brevissima premessa. La domanda è giustissima, però forse nel mondo del calcio ci siamo assuefatti un po’ alla domanda. Si può essere competitivi sportivamente parlando ed essere finanziariamente autosufficienti. Non penso ci siano altri settori in cui le persone si svegliano al mattino e si chiedono: “Possiamo costruire buone infrastrutture e fare soldi?”. Il calcio ha degli incentivi che portano a uno squilibrio finanziario, che sono la qualificazione in Champions League per chi aspira a stare nella parte alta della classifica ed evitare la retrocessione.
Si può coniugare competitività sportiva e stabilità finanziaria nel mondo del calcio. Secondo me si può però servono alcuni ingredienti. Innanzitutto ogni tanto le due cose vengono viste come due opposti, in realtà nel medio periodo non possa esserci sostenibilità finanziaria, almeno per una squadra dalle dimensioni e dal blasone del Milan, senza successo sul campo. Il successo sul campo tende a portarsi a traino la sostenibilità finanziaria e non il contrario. Una volta che si instaura questa dinamica poi ci sono meno ostacoli per continuare a mantenere la sostenibilità finanziare e continuare ad avere successo sul campo. Ci sono molti esempi virtuosi in Europa: Bayern Monaco, vediamo tutti come giocano”.
Perché in Italia non c’è stato riscontro sull’azionariato popolare come in Germania?
“Ragioni un po’ storiche. Storicamente i club italiani storicamente hanno sempre avuto il grande industriale della città che ha comprato il 100% delle quote e ha gestito il club. I due club milanesi, Lazio e Roma in passato, la Juventus. E questo ha fatto sì, una volta arrivati in un periodo di transizione tra una proprietà familiare a una proprietà più strutturata, come un fondo di investimenti, era più naturale a quel punto lì cedere il controllo dell’azienda piuttosto che andare verso la strada dell’azionariato popolare”
Tema Stadio.

“Abbiamo tre linee di ricavi: stadio, diritti tv e commerciale e bisogna farle crescere. Abbiamo uno stadio glorioso ma non in linea con i tempi. Il progetto va avanti e si prevede di ottenere i permessi entro il 2027 e avere l’impianto pronto entro il 2031. Lo stadio è una delle leve per accorciare il divario e la storia ci dice che chi ha costruito un nuovo stadio ha fatto registrare una crescita conseguente dei ricavi commerciali. Poi c’è da lavorare sui diritti esteri, lì è dove bisogna lavorare per chiudere quel delta. Sta tutto nell’aumentare i ricavi per ridurre il deficit economico che si traduce in deficit sportivo”.
Atletico Madrid da esempio.
“L’Atletico è una bella storia. Quindici anni fa forse solo chi è appassionato di calcio conosceva la storia dell’Atletico Madrid, forse perché c’erano passati calciatori famosi come Vieri eccetera. Loro hanno fatto un programma molto serio incentrato sulla costruzione del nuovo stadio, da cui hanno instaurato un volano grazie al quale sono diventati poi molto competitivi. L’Atletico, rispetto alle squadre italiane, ha e avrà sempre un vantaggio: in Spagna ci sono due squadre enormi, una squadra grande e poi la quarta è a distanza siderale dalla terza. In Italia non è così. Nel bene e nel male abbiamo tante squadre che competono vicino alla vetta e questo si traduce nel fatto che per poter andare in Champions League in Italia bisogna fare 70 punti. In Spagna probabilmente ne bastano 60”.
Quanto è importante per voi arrivare tra le prime quattro quest’anno? Da lì viene rivista anche la strategia di mercato…
“Sicuramente la Champions League come sapete porta, ad una squadra come il Milan, dai 60 ai 90 milioni di fatturato. Essere in Champions League è fondamentale. Permette di fare una progettualità diversa nel corso dell’estate, sicuramente più ambiziosa e permette di guardare di più al futuro e non alla gestione dell’anno individuale”.