Dalla Serie B alle vette d’Europa, Franco Baresi ha legato per sempre il suo nome al Milan: 19 stagioni, una fascia da capitano e un numero diventato leggenda.
Franco Baresi è stato molto più di un grande difensore: è diventato l’emblema di un’epoca irripetibile del Milan. Ha accompagnato il club dalla Serie B fino alla conquista dell’Europa, diventando il leader di una squadra capace di rivoluzionare il calcio. Con la Nazionale ha invece conquistato il Mondiale del 1982 senza scendere in campo e, dodici anni più tardi, ha disputato una finale mondiale appena 25 giorni dopo un intervento al menisco.
Difensore, capitano e bandiera rossonera, Baresi ha trascorso praticamente tutta la propria carriera con un’unica maglia. Diciannove stagioni, una quantità enorme di trofei, il numero 6 sulle spalle e la fascia al braccio hanno contribuito a costruire un’eredità ancora oggi intatta.
La storia calcistica di Franco Baresi

Nato a Travagliato, nel Bresciano, l’8 maggio 1960, Franco cresce insieme al fratello maggiore Giuseppe, con cui condivide le prime esperienze calcistiche tra oratorio e partite improvvisate per le strade del paese. I loro percorsi, però, prendono presto direzioni opposte: Giuseppe entra nelle giovanili dell’Inter a 14 anni, mentre Franco viene inizialmente scartato a un provino. Il Milan decide invece di puntare su di lui, dando il via a una storia destinata a durare vent’anni.
L’esordio in prima squadra arriva a soli 17 anni, il 23 aprile 1978, in occasione di Verona-Milan. In panchina c’è Nils Liedholm, mentre il club è guidato dal direttore tecnico Nereo Rocco e il capitano è Gianni Rivera. Nonostante il fisico esile che gli vale il soprannome di “Piscinin”, Baresi conquista rapidamente spazio e già nella stagione successiva diventa il libero titolare del Milan che conquista lo scudetto della stella, il decimo della storia rossonera.
Anche la Nazionale si accorge presto delle sue qualità. Bearzot lo convoca a 20 anni per l’Europeo del 1980 e due anni più tardi lo inserisce nella rosa che trionfa ai Mondiali di Spagna. In quell’occasione, però, Baresi non disputa neppure un minuto, chiuso nel ruolo da Gaetano Scirea. Il debutto con gli Azzurri arriverà soltanto nel dicembre 1982 contro la Romania.
Il rapporto con il Milan, invece, non cambia nemmeno nei momenti più difficili. Il club viene retrocesso d’ufficio in Serie B al termine della stagione 1979/80 in seguito allo scandalo del calcioscommesse. Baresi rifiuta le offerte ricevute e rimane a Milano. Nel 1982 arriva una seconda retrocessione, questa volta maturata sul campo, con il difensore costretto a stare lontano dai terreni di gioco per quattro mesi a causa di un’infezione al sangue.
Anche in quella circostanza Baresi sceglie il Milan, respingendo persino le avances della Juventus di Gianni Agnelli. Torna in Serie A e poco dopo eredita la fascia di capitano, diventando uno dei principali simboli della rinascita rossonera.
Da Berlusconi a Sacchi: nasce il Grande Milan
Baresi ha indicato più volte cinque figure fondamentali nel proprio percorso: Nereo Rocco, Gianni Rivera, Nils Liedholm, Silvio Berlusconi e Arrigo Sacchi. I primi tre rappresentano le fondamenta della sua crescita calcistica, mentre Berlusconi e Sacchi saranno decisivi per trasformarlo in uno dei difensori più importanti della storia.
Nel 1986 Berlusconi rileva il Milan e dà inizio a una nuova era. L’immagine dell’imprenditore che arriva in elicottero all’Arena di Milano e di Baresi tra i primi ad accoglierlo diventa uno dei simboli dell’inizio del Grande Milan.
Due anni dopo arriva lo scudetto, conquistato al termine del duello con il Napoli di Diego Armando Maradona. Nel 1989 il Milan torna a vincere la Coppa dei Campioni dopo vent’anni, travolgendo 4-0 la Steaua Bucarest in finale. Nei mesi successivi arrivano anche le Supercoppe contro Sampdoria e Barcellona e la Coppa Intercontinentale contro l’Atlético Nacional.
Quel Milan non è soltanto una squadra capace di accumulare trofei, ma un modello destinato a cambiare il calcio. Sacchi costruisce una formazione offensiva, aggressiva e basata sul pressing, con una linea difensiva molto alta e quattro giocatori capaci di muoversi insieme. Il tradizionale libero viene superato e Baresi diventa uno degli interpreti principali della nuova idea.
Il capitano rossonero guida la linea, coordina il fuorigioco, anticipa gli avversari e avvia la costruzione dell’azione. Per la sua leadership e per il modo di interpretare il ruolo viene accostato anche a Franz Beckenbauer, tanto da essere soprannominato “Kaiser Franz”.
Nel 1989 Baresi arriva vicinissimo anche al Pallone d’Oro: chiude secondo alle spalle del compagno Marco van Basten, che lo precede di appena 39 voti. Un anno dopo il Milan conquista nuovamente sia la Coppa dei Campioni sia l’Intercontinentale.
Nel 1991 Sacchi lascia il posto a Fabio Capello, ma il Milan continua a dominare. Arrivano tre scudetti consecutivi tra il 1992 e il 1994 e un quarto titolo nel 1996. La squadra diventa ancora più solida sul piano difensivo e stabilisce una striscia impressionante di 58 partite consecutive di campionato senza sconfitte, dal maggio 1991 al marzo 1993. Il campionato 1993/94 rappresenta un altro capolavoro: il Milan conquista il titolo subendo appena 15 gol nell’intero torneo.
1994, il Mondiale più amaro e la fine della carriera
Nello stesso anno il Milan conquista ancora la Champions League, imponendosi 4-0 nella storica finale di Atene contro il Barcellona di Johan Cruyff. Baresi, però, non può partecipare alla partita a causa di una squalifica.
Il suo grande obiettivo diventa allora il Mondiale americano con l’Italia di Arrigo Sacchi. Il sogno sembra spezzarsi durante la fase a gironi, quando Baresi si rompe il menisco nella partita contro la Norvegia. L’intervento chirurgico sembra escluderlo definitivamente dalla competizione.
La Nazionale, invece, arriva fino alla finale e il capitano riesce a compiere un recupero quasi impensabile: appena 25 giorni dopo l’operazione torna in campo contro il Brasile. Baresi disputa una prestazione straordinaria, ma nella serie dei rigori conclusiva calcia alto il proprio penalty.
Quella di Pasadena rimane l’ultima grande apparizione internazionale del capitano, che scende in campo ancora una sola volta con l’Italia nel settembre successivo. La sua storia con il Milan, invece, continua per altre tre stagioni.
Baresi raggiunge e supera quota 700 presenze con la maglia rossonera prima di annunciare il ritiro al termine della stagione 1996/97. Il Milan decide immediatamente di ritirare la sua maglia numero 6: da quel momento nessun altro giocatore ha più avuto la possibilità di indossarla.
Un riconoscimento riservato a pochissimi e che racconta meglio di qualsiasi statistica cosa abbia rappresentato Franco Baresi per il Milan: una bandiera, un capitano e una leggenda eterna.